LE SINFONIE

SINFONIA n. 3  “EROICA” (VIDEO)

Se lo spirito della rivoluzione francese e gli ideali repubblicani di eguaglianza, libertà, fraternità, sono presenti in tanta parte della produzione musicale di Beethoven, si palesano chiaramente solamente nella partitura della Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55, grazie al riferimento diretto di questa Sinfonia alla figura di Napoleone Bonaparte. Almeno queste erano le intenzioni dell’autore quando, fra la fine del 1802 e l’inizio del 1804, attese alla stesura della partitura.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per narrare e commentare la mancata intitolazione della sinfonia a Napoleone. Converrà riassumere i termini della questione, partendo dal racconto di un allievo, amico e poi biografo del compositore:

«A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone, ma finché era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima e lo paragonava ai più grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei suoi amici più intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia già scritta in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola “Bonaparte” e giù in basso “Ludwig van Beethoven” e niente altro. Se lo spazio in mezzo dovesse venire riempito e con che cosa, io non lo so. Fui il primo a portargli la notizia che Bonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “Anch’egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!” Andò al suo tavolo, afferrò il frontespizio, lo stracciò e lo buttò per terra.»

Il racconto, databile al maggio 1804, mese dell’incoronazione di Napoleone, è considerato attendibile da tutti gli storici, perché sembra confermato da un manoscritto non autografo della Sinfonia, dove, nell’intestazione, le parole “Intitolata Bonaparte” sono raschiate in modo da essere quasi illeggibili. Lo conferma anche il fatto che in una lettera del 26 agosto 1804 ai suoi editori il compositore scriveva: “La Sinfonia, a dir il vero, è intitolata Bonaparte”.

Di lì a poco l’edizione a stampa della Sinfonia, apparsa nel 1806, omette il riferimento diretto a Bonaparte, e recita: “Sinfonia Eroica […] composta per festeggiare il sovvenire di un grand’Uomo”. Difficile interpretare questo titolo nel senso che il “sovvenire” voglia significare “rimembranza” e, con la marcia funebre del secondo tempo, si riferisca al ricordo di quello che era stato il primo console. Più probabile che con “sovvenire” l’autore intendesse la “memoria” in senso celebrativo; intendesse insomma celebrare l’immagine di un eroe, non di un eroe astratto, ma di un ideale di eroe che si era concretamente incarnato in Napoleone.

SINFONIA n. 5 “DEL DESTINO” (VIDEO)

La stesura della Quinta Sinfonia beethoveniana occupa un periodo di tempo assai ampio. Dopo i primi abbozzi risalenti al 1804, il compositore la riprese nel 1807 e la completò solo nella primavera dell’anno successivo; una testimonianza della particolare cura e attenzione che Beethoven riservò al suo lavoro, frutto di un processo creativo lungo e sofferto.

Come per la Terza Sinfonia, Beethoven torna nella Quinta a un fitto reticolo di riferimenti allegorici e morali, un simbolismo perfettamente radicato nella cultura filosofica e spirituale del tempo, fortemente imbevuta di concezioni illuministiche.

Pensiamo già solo al ritmico e lapidario inciso d’apertura che l’orchestra disegna subito in modo netto e perentorio, «il destino che bussa alla porta» – secondo l’intepretazione dello stesso autore e popolarmente interpretato come l’inquietudine per la sordità crescente.

Vi si legge la reazione di un’umanità in perenne lotta contro il proprio drammatico destino, un destino senza volto, cieco, spesso implacabile, contro il quale l’uomo si erge a combattere eroicamente in nome della ragione. E solo in virtù di questo atto di ribellione che il mondo giunge a trionfare sulle forze delle tenebre, sui pregiudizi e sulla superstizione.

Così nella Sinfonia vediamo continuamente emergere gli opposti in lotta, in una gigantesca visione antagonistica in perenne mutamento: contrasti violenti si susseguono a momenti più mitigati e lirici.

5° SINFONIA IN VIDEO LINE RIDERS

SINFONIA N. 6 “PASTORALE”

È già sordo Beethoven quando compone questa Sinfonia, iniziata nell’estate del 1807 e portata a termine nel maggio 1808, quasi contemporaneamente alla “Quinta” e che come questa, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumowsky. Per ognuno dei cinque movimenti scrive un’indicazione programmatica: “Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna”, “Scena al ruscello”, “Allegra riunione di campagnoli”, “Tuono e tempesta” e infine “Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta”. La natura, pur protagonista assoluta dell’opera, entra in gioco in quanto vista e sentita dall’uomo, diventa il punto di riferimento con cui misurare la nostra capacità di superare le avversità. Perché nonostante alcune parentesi di serenità, la vita e l’opera di Beethoven sono state dominate dal dolore e dalla lotta verso un destino avverso, come appunto la sordità. Quell’ineluttabilità che prima della “Pastorale” era già comparsa con il celeberrimo nucleo tematico che apre la Quinta Sinfonia: quattro note, quattro colpi, quattro rintocchi, il cui significato spiegato da Beethoven fu: «così il destino batte alla porta» e poi aggiunse “Può tormentarci, ma non farci soccombere”.

In una lettera ad un amico scrisse: «Voglio afferrare il destino per la gola; non deve piegarmi per intero, assolutamente no». E in un’altra lettera del 1815 scrive una frase che diventa la propria concezione della vita, il dramma interiore, l’impegno per vincere le avversità: «Durch Leiden, Freude», «Attraverso il dolore, la gioia». Prosegue la lettera: «Noi creature finite con lo spirito infinito, siamo nate soltanto per soffrire e per gioire, e si potrebbe quasi dire che gli eletti ricevono la gioia attraverso il dolore».
E’ questo il pensiero filosofico che sorregge l’arte di Beethoven: «Non lasciarsi abbattere dalle avversità, affermare la forza dello spirito umano, conquistare la gioia attraverso il dolore.

VIDEO TRATTI DA “FANTASIA” DI WALT DISNEY

  • “Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna”. L’”Allegro ma non troppo” che apre la sinfonia evoca il senso di pace e serenità che prova chi esce dalla città: e già a inizio Ottocento, evidentemente, Beethoven sperimentava nell’arrivare in campagna un sentimento di benessere rispetto al caos di una città tedesca o di Vienna.
  • “Scena al ruscello”. Nel secondo tempo così intitolato ritroviamo le voci dell’acqua e degli alberi e il canto degli uccelli, un concerto ambientalemirabilmente tradotto dall’orchestrazione beethoveniana.
  • “Allegra riunione di campagnoli”. Il terzo movimento porta questa didascalia, dove la ricca strumentazione ci restituisce, con la forza della musica a programma, una danza allegra, festosa, rustica, sincera: l’uomo ruba la scena e diventa protagonista del quadro bucolico, con l’oboe e il bassotuba che rinforzano la serenità dell’animo al centro della natura.
  • “Tuono e tempesta”. Nel quarto movimento, arriva la tempesta: prima s’affaccia da lontano, poi si scatena e domina con lampi, tuoni, pioggia scrosciante,in un momento di musica assolutamente “impressionistico” (potenza del genio beethoveniano che anticipa di cent’anni le intuizioni musicali di Debussy), con il fischiare del vento evocato dagli strumenti più acuti, flauti e ottavini; e i lampi dei fulmini “disegnati” dalle scale discendenti degli archi.
  • “Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta”. Nel quinto e ultimo tempo c’è un temporale che nonostante la violenza degli elementi naturali, si allontana in fretta lasciando il posto al sereno. Qui nella musica c’è un ringraziamento all’Assoluto, in una visione anche religiosa della vita, dove un fraseggio orchestrale che toglie il fiato sale al cielo come riconoscenza per la “natura” finalmente vinta. E per la forza, tutta interiore, di ritrovare la gioia dopo la sofferenza.

LA NONA SINFONIA

La prima della Nona sinfonia, di cui fa parte il famoso  Inno alla gioia di Beethoven  si tenne il 7 maggio 1824 a Vienna, al Teatro di Porta Carinzia.

CAROLINE

Carolina Ungher cantò come contralto durante la prima esecuzione della sinfonia, e si dice che nel finale abbia fatto voltare Beethoven per guardare la folla plaudente di cui non si accorgeva a causa della sua sordità.

Fu la prima apparizione sul palco del compositore in 12 anni; la sala era gremita di un pubblico entusiasta e di un gran numero di musicisti.

La première della sinfonia coinvolse la più grande orchestra mai riunita da Beethoven. Sebbene non esista una lista completa degli artisti che vi presero parte, molti degli artisti più noti di Vienna sono diventati famosi per aver partecipato.

La performance ufficialmente fu diretta dal maestro di cappella del teatro, Michael Umlauf, anche se lo stesso Beethoven condivise il palco con lui, cosicché se non altro poté percepire, attraverso il contatto con il palcoscenico, le vibrazioni di risonanza dei registri bassi e del ritmo generale. Beethoven, già all’epoca sordo, tentò di dirigere la prova generale, che finì in un disastro. Così il Maestro Umlauf, istruì i cantanti e i musicisti affinché ignorassero il maestro Beethoven. All’inizio di ciascuna parte il compositore, che sedeva al lato del palco, dava i diversi tempi: voltava le pagine della partitura scritta da lui e batteva il tempo per una orchestra che non poteva udire. Così riporta, invece, il violinista Joseph Böhm:

« Beethoven diresse il pezzo lui stesso; cioè, si trovava davanti al leggio e gesticolava furiosamente. A volte si alzava, altre si stringeva fino al suolo, si muoveva come se volesse suonare tutti gli strumenti da sé e cantare per conto dell’intero coro. Tutti i musicisti prestavano attenzione soltanto al suo ritmo mentre suonavano».

Ci sono diversi aneddoti riguardo alla prima della Nona in base alle testimonianze dei partecipanti, le diverse fonti però concordano sul fatto che fu un grande successo. Un testimone racconta:

«il pubblico ricevette l’eroe musicale con il massimo rispetto e simpatia, ascoltò le sue meravigliose, gigantesche creazioni con l’attenzione più assorbita e scoppiò in un applauso di giubilo, spesso durante le sezioni, e ripetutamente alla loro fine».

L’intero pubblico per cinque volte acclamò l’autore con una standing ovetion ; c’erano fazzoletti in aria, cappelli, mani alzate, in modo che Beethoven, che non riusciva a sentire gli applausi, potesse almeno vedere i gesti di ovazione.

ANALISI DEL IV MOVIMENTO

VIDEO tratto dal film “Io e Beethoven”

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