3-LA CORTE E LA MUSICA PROFANA

LA MUSICA PROFANA NEL RINASCIMENTO

Nel Rinascimento le esigenze della difesa e dello scontro armato cedono il passo a nuove concezioni e ideali di vita. Nelle corti italiane ed europee del Cinquecento non si combatte più, ma si gareggia in eleganza e raffinatezza, si gareggia per la “rinascita” culturale della vita sociale.

Centro di irradiazione di questa rinascita è la corte, il grande palazzo eretto al centro della città, dove risiede il principe con il suo seguito di dame e gentiluomini. Con i suoi incantevoli giardini, gli imponenti saloni, le sale magnificamente affrescate, il palazzo rinascimentale è il simbolo della ricchezza e del potere del principe e perciò cornice ideale di raffinati banchetti, ricevimenti, balli e cerimonie. Nella corte il principe si circonda di poeti e pittori, musicisti e scienziati, sostenendoli con generosità. Nasce così il mecenatismo. Nella raffinata vita delle corti rinascimentali la musica acquisisce funzioni assai importanti: gruppi vocali e strumentali particolarmente esperti accompagnano e allietano balli, banchetti, spettacoli teatrali e cerimonie. Talvolta essi diventano la più importante attrazione da offrire agli ospiti. Oltre a proteggere e a circondarsi di artisti famosi, il principe ama egli stesso dilettarsi in tutte le discipline artistiche o scientifiche. Tra queste la musica ha un ruolo di primo piano. Saper cantare, suonare uno strumento e danzare costituiscono abilità irrinunciabili nella formazione di principi e cortigiani, che si definiscono dilettanti proprio perché praticano la musica per il proprio piacere. Per tutto il Cinquecento “far musica” diventa un vero e proprio gioco di società nel quale principi, dame e gentiluomini esprimono la propria abilità e cultura. Pensiamo alla Firenze di Lorenzo il Magnifico, dove durante le feste di Carnevale e le mascherate si eseguono i canti carnascialeschi di cui lo stesso principe è autore; alla corte di Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova e buon musicista; oppure alla corte di Ferrara, nota per il cosiddetto “Concerto delle dame”: un trio di gentildonne colte e raffinate, fra le quali vi è la stessa moglie del duca, che esegue canzoni a prima vista accompagnandosi con il liuto e con l’arpa. La musica profana ha nel Rinascimento un grande sviluppo anche grazie all’invenzione della stampa musicale. Nella musica vocale le forme più importanti sono la chanson e il madrigale. La chanson (canzone) è una composizione polifonica colta, che ha le sue radici nella musica dei trovatori e dei trovieri medievali; è molto praticata dai compositori francesi e fiamminghi. Il madrigale è l’espressione musicale più sofisticata dell’epoca, cui si dedicano con passione musicisti dilettanti e professionisti.

IL MADRIGALE

Destinato a una ristretta cerchia di intenditori, il madrigale è un brano vocale polifonico di grande complessità. Questa composizione è infatti caratterizzata dalla presenza di numerosi e sottili richiami fra testo e musica, ormai difficili da cogliere per noi, ma evidenti per gli aristocratici che l’eseguivano in un’atmosfera volutamente intima, con i cantanti spesso seduti a un tavolo con la partitura di fronte. Nel madrigale il rapporto fra le parole e il raffinato intreccio delle voci (in genere 4 o 5) è sicuramente molto complesso, ma è proprio in questo rapporto che si trova il senso più profondo di questa musica. Il madrigale nasce infatti dalla volontà di “simbolizzare”, cioè di descrivere musicalmente, le parole dei testi poetici: questo fenomeno dà origine ai madrigalismi, che sono appunto una sorta di traduzione in musica del significato delle parole. Ad esempio, se si dice cielo, la melodia sale verso l’alto, oppure in corrispondenza della parola cuore si ascolta distintamente una pulsazione.        Ascoltiamo la prima parte del madrigale “Io Tacerò” di Gesualdo da Venosa, del 1596. La tabella che segue riporta i versi del testo poetico e le relative scelte musicali del primo frammento del brano.

Versi Poetici “Traduzione” musicale
Io tacerò, ma nel silenzio mio Come esprimere in musica il silenzio? Gesualdo inserisce una lunga pausa dopo le parole iniziali io tacerò. Il silenzio avvolge la frase. Il soprano, la voce più acuta, non canta. L’atmosfera sonora è scura e “immobile”.
le lacrime Le lacrime “scendono” dalla voce più acuta alla voce più grave e si “inseguono”. Quando piangiamo, le lacrime scorrono sul viso una dopo l’altra. La musica trasforma in suoni la “cascata” del pianto.
e i sospiri Il sospiro è un movimento del torace che si alza e si abbassa. Gesualdo realizza musicalmente sospiri con piccoli movimenti melodici. La “figura sonora” è la seguente:

      spi-

So-        ri

diranno i miei Diranno i miei è uno “slancio musicale” ripetuto e incalzante che esprimere l’ansia di comunicare.
martiri. La parola martiri, che significa sofferenza estrema, è resa con la “direzione musicale” discendente. L’immagine sonora è di abbattimento doloroso.

LUCA MARENZIO

1200px-Luca_conte_Marenzio,_Komponist_des_16._Jahrhunderts.jpgNato nel 1553 da una famiglia di povera condizione, Marenzio è presto accolto come fanciullo cantore nel duomo di Brescia. Alla muta della voce deve lasciare la cappella e cercare nuovi incarichi. Nel 1578 il suo nome appare nel libro delle spese del cardinale Luigi d’Este, cultore delle belle arti, cui si deve l’edificazione dei meravigliosi giardini e giochi d’acqua di villa d’Este a Tivoli. Il cardinale si diletta nel comporre egli stesso i madrigali che poi fa musicare a Marenzio. Alla morte del cardinale, Marenzio si trasferisce a Firenze, dove ha l’opportunità di incontrare i musicisti e i letterati del tempo e dove ricopre l’incarico di istruttore del coro della cappella dei Medici. Considerato ormai uno dei più illustri compositori di madrigali del suo tempo, trova con facilità altri lavori e protettori. Si stabilisce infine in Vaticano dove muore nel 1599.

NASCONO NUOVI STRUMENTI

Non essendo permessa nelle chiese (ad eccezione di Venezia), la musica si afferma maggiormente nelle corti.

suonatore_di_liuto1351Tra tutti gli strumenti quello più amato è il liuto, capace, a differenza degli altri strumenti a pizzico, di eseguire brani polifonici, secondo lo stile dominante dell’epoca. Composto da una cassa armonica dalla forma ovale e da un manico che ospita un numero di corde variabile, è costituito da diversi modelli, con dimensioni – e quindi anche di intonazione – diverse. Il timbro del lito è molto delicato e particolarmente adatto alla musica per piccoli ambienti. E’ utilizzato sia per accompagnare la voce o gli strumenti, sia in qualità di strumento solista.

Nelle sale e nelle stanze della corte è poi facile trovare strumenti a tastiera come il clavicembalo clavicembalo_mietke_decorato

e la spinetta, dalle dimensioni più contenute e quindi più facilmente trasportabile                     spinettino.jpg

220px-Viola_da_braccioUn altro strumento a corda molto utilizzato è la viola, che si differenzia in viola da braccio (di dimensioni più piccole), e viola da gamba (di dimensioni più grandi e quindi con intonazione più grave).VdgKerseboomFred-SirJLangham1683

Dalla seconda metà del Cinquecento compaiono i primi violini e in seguito i violoncelli.

crom16Tra gli strumenti a fiato emergono il cromorno, uno strumento ad ancia dalla caratteristica forma ricurva, la bombarda (strumento ad ancia doppia dal suono molto potente),Bombarde_sol_anche.jpg e il flauto dritto e traverso. Gli strumenti a percussione sono utilizzati soprattutto nella musica per la danza: tamburi, tamburelli e sonagli, oltre a sottolineare il ritmo, arricchiscono i brani di dinamismo e scorrevolezza. E’ questo un grande periodo di studi da parte dei costruttori di strumenti, che da semplici artigiani diventano studiosi e ricercatori, al fine di riuscire a produrre strumenti sempre più intonati e perfezionati.

LA MUSICA STRUMENTALE

I brani strumentali, nati come semplici riproduzioni di quelli vocali, si arricchiscono di variazioni, fioriture e ornamenti che i musicisti tendono a improvvisare (pratica che continuerà nel periodo successivo). Anche la danza gode di grande favore nelle corti rinascimentali. Gli editori cominciano a stampare le musiche delle danze più richieste e i manuali con la spiegazione dei passi. Le composizioni sono generalmente riunite a gruppi, in cui si alternano danze lente ad altre veloci.

VERIFICO LE MIE COMPETENZE CON IL

QUIZ N. 1 – RICONOSCI GLI STRUMENTI