3-L’OPERA BUFFA

DA INTERMEZZO A NUOVO GENERE

Nel Settecento, sulla struttura dell’opera seria che propone situazioni drammatiche, gli autori innestano intermezzi giocosi, brevi farse divertenti utili a divertire il pubblico tra un atto e l’altro dell’Opera seria. Presto questi intermezzi hanno un grande successo e assumono un carattere autonomo, dando luogo a un nuovo genere: l’opera buffa.

Il  “Maestro di Cappella” di Domenico Cimarosa – Video I parte / Video II parte

Il maestro di cappella è un intermezzo giocoso composto da Domenico Cimarosa (1749-1801). Il “mestiere” di maestro di cappella, nel passato, richiedeva molte competenze. I compiti del maestro di cappella erano davvero numerosi:

  • comporre;
  • dirigere;
  • insegnare;
  • organizzare gli eventi musicali.

Il “Maestro di Cappella” che ci propone Cimarosa è un vanitoso direttore d’orchestra e cantante che non riesce a farsi ubbidire dagli strumentisti. Egli vuole provare un’aria operistica “in stil sublime” ma i risultati sono disastrosi. Gli orchestrali fanno quello che vogliono e suonano nei momenti sbagliati! Solo alla fine il maestro di cappella, riesce a imporre la disciplina e ottenere il risultato desiderato.

L’Intermezzo prevede un unico personaggio, il maestro di cappella, affidato alla voce di un basso comico. In realtà anche gli strumenti hanno un ruolo fondamentale nella breve storia: sono “attori” che recitano con i suoni e non con le parole.

L’OPERA BUFFA

Da subito a realizzare Opere buffe vi concorrono molti compositori, ma il punto più alto è rappresentato dall’opera “La serva padrona” del napoletano di adozione Giovanni Battista Pergolesi, in cui la caratterizzazione dei personaggi dimostra come il genere “buffo” possa aspirare, cosa che succederà, a un ruolo primario nella storia dell’opera.

Rispetto all’opera seria, il modo di eseguire le arie si semplifica, in favore di una cantabilità più spontanea e prevale il gusto per la melodia. Le trame raccontano episodi della vita quotidiana ricchi di intrighi divertenti. Il pubblico vuole ridere ascoltando buona musica e divertendosi con:

  • travestimenti;
  • maschere;
  • espressioni dialettali;
  • equivoci.

Grandi compositori di questo genere sono Niccolò Piccinni e Giovanni Paisiello, celebre in tutta Europa è Domenico Cimarosa che, con il suo “Matrimonio segreto” del 1792, segnerà un punto fondamentale nella storia del genere.

Immancabile al riguardo il nome di Wolfgang Amadeus Mozart e la sua opera “Così fan tutte” (1790) in cui il grande compositore rivela ancora una volta il suo straordinario talento, ingaggiando i cantanti in duetti, trii e quartetti e modellando la musica sul carattere del personaggio in maniera sorprendente.

 

GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI e LA SERVA PADRONA

Ciò che colpisce della vita di Giovanni Battista Pergolesi è la sua durata, nato nel 1710 a Jesi, nelle Marche, ma napoletano d’adozione, morirà a soli ventisei anni nel 1736. Per la gioia di tutti gli uomini che amano la musica ha fatto in tempo a comporre opere di squisita bellezza, sia di genere sacro che profano.

Riesce però a diventar famoso solo con l’opera “La serva padrona”, del 1733, che viene ancora oggi eseguita in tutti i teatri del mondo e che ha consegnato il suo nome a una fama immortale.

LA SERVA PADRONA (video intera opera)

La serva padrona ha un carattere allegro e ironico, che rivela in modo significativo lo stile dell’autore.

La storia non appartiene più al mondo della mitologia, ma è ambientata nel mondo reale: racconta il gioco fra due innamorati, un padrone bonaccione e brontolone e la sua serva dal carattere pungente, che riuscirà a farsi sposare.

Pergolesi compone per questa storia una musica deliziosa: niente più concessioni ai virtuosismi dei cantanti, melodie semplici ma efficaci, brevi e incisive, leggerezza e spirito donano ai personaggi una luce completamente nuova. Il pubblico adora questo stile, ne sentiva il bisogno: è l’opera buffa per eccellenza.

La serva padrona (1733) racconta la storia del ricco signore Uberto e della serva Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Per darle una lezione, Uberto dice di voler prendere moglie: Serpina gli chiede di sposarla, ma lui, anche se interessato, rifiuta.

Per farlo ingelosire, Serpina finge di aver trovato marito, in un certo Capitan Tempesta, che in realtà altri non è che Vespone, il servo di Uberto travestito da soldato. Per sposarsi il Capitano chiede a Uberto una dote di 4000 scudi. Pur di non pagare, Uberto accetta di sposare Serpina che così da serva riesce finalmente a coronare il suo sogno e a diventare padrona.

VIDEO DI RIEPILOGO: DALLE ORIGINI DEL MELODRAMMA ALL’OPERA BUFFA

DALL'INTERMEZZO ALL'OPERA BUFFA

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