1-PRIMA META’ DELL’800

IL PRIMO ROMANTICISMO

Musica e società
L’affermazione della classe borghese e la decadenza dell’aristocrazia sono alla base di una profonda trasformazione nei rapporti fra musica e pubblico. Nasce un esercito di nuovi ascoltatori, che affolla le sale costruite nelle principali città d’Europa.
Il musicista si libera contemporaneamente dalla sudditanza nei confronti dei munifici signori, e conquista quella libertà che è uno dei segni distintivi dell’arte moderna.
Alla figura del musicista-dipendente (che esaudiva le richieste del principe mecenate o della corte da cui era mantenuto) si sostituisce quella del musicista «genio romantico», libero di esprimere se stesso senza vincoli di dipendenza.
Tale libertà creativa comporta però anche aspetti problematici: da una parte viene meno la sicurezza economica propria della condizione precedente, dall’altra emerge la difficoltà di rapporto con il nuovo ed esigente «datore di lavoro»: il pubblico.
La musica sinfonica e la musica da camera rimangono patrimonio dei ceti elevati mentre la musica operistica attira a sé le grandi masse popolari che gremiscono i loggioni dei teatri.
Il melodramma diviene, specie in Italia, la forma di spettacolo più diffusa ed amata, e non v’è piccola città di provincia che non costruisca il proprio teatro d’opera e non organizzi «stagioni» di rappresentazioni liriche.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, infatti, l’attività musicale si sposta progressivamente dalla corte aristocratica al teatro pubblico borghese, con ingresso a pagamento.
È con questo pubblico, con i suoi gusti e le sue esigenze, molto più diversificate e mutevoli rispetto a quelle del pubblico aristocratico, che il musicista deve ora misurarsi e, spesso, scontrarsi. Da questo difficile rapporto con il pubblico dipendono, probabilmente, il pessimismo, la solitudine e la sensazione di incomprensione e di inutilità sofferti da molti artisti degli inizi dell’Ottocento.

Pubblicità