2-RICHARD WAGNER

LA VITA

1200px-RichardWagner.jpgRichard Wagner, nato a Lipsia nel 1813 (stesso anno di nascita di Giuseppe Verdi, anche se i due non si conosceranno mai), fu il più grande compositore tedesco di Melodrammi. Dalla personalità stravagante ed estrosa, incarnò più di chiunque altro musicista la figura dell’artista romantico. Studioso di letteratura e filosofia, si accostò alla musica come autodidatta.

Trascorse la prima parte della sua vita in modo burrascoso (nel 1849 fu ricercato dalla polizia per aver partecipato ai moti rivoluzionari di Dresda) e tra grandi difficoltà economiche.

Viaggiò poi per l’Europa componendo musica e lavorando per vari teatri, sempre in cerca di successo che trovò molto più tardi, nel 1864, grazie all’incontro con il Re Ludwig II di Baviera. Il sovrano, suo fervente ammiratore, dopo aver ascoltato l’opera “Lohengrin” (1850), decise di porre il musicista direttamente sotto la sua protezione, garantendogli un appoggio economico che gli permise di scrivere musica con maggiore serenità.

In Svizzera, dove visse per un certo tempo, sposa in seconde nozze Cosima Liszt, figlia del grande pianista, e comincia a concepire la sua forma d’arte totale che riuscì a concretizzare, grazie all’aiuto di Re Luigi II, attraverso la costruzione del teatro di Bayreuth (si legge Bairoit) tuttora sede di un famoso festival musicale in onore del musicista, e che troverà pieno compimento nella Tetralogia “L’anello del Nibelungo“(1876), una gigantesca composizione formata da quattro Opere Liriche: l’Oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido, e Il crepuscolo degli Dei.

Tra le Opere più importanti troviamo: L’olandese volante (1843), Tannhauser (1845), Tristano e Isotta (1865), I maestri Cantori di Norimberga (1868) e Parsifal (1882).

Morì a Venezia nel 1883 all’età di settant’anni.

LA RIFORMA DI WAGNER
La figura che meglio interpreta il momento musicale nella seconda metà dell’Ottocento è certamente quella del compositore tedesco Richard Wagnerradicale innovatore del melodramma teatrale.
Wagner scelse di lavorare sul teatro musicale, essendo convinto che solo in tale ambito potesse realizzarsi quella che chiamava l’«opera d’arte dell’avvenire», cioè l’opera «totale», in cui superando la forma tradizionale del melodramma italiano costituito da momenti musicali «chiusi» e slegati tra loro (Arie e Recitativi), parole, suoni e azioni formassero un’unità indissolubile.
Per fare ciò Wagner eliminò ogni discontinuità nel dramma; sia nella forma (attraverso il superamento, dell’alternanza di recitativo e aria), sia nella struttura musicale pervenendo alla concezione della «melodia infinita» (intesa come un flusso melodico ininterrotto); parallelamente accentuò gli elementi di continuità, con l’adozione dei Leitmotiv (motivi conduttori), che ritornano continuamente a sottolineare l’unitarietà della vicenda drammatica che fanno leva soprattutto su un uso particolare dei suoni e dei timbri dell’orchestra, intesa come protagonista del dramma, e non come semplice accompagnamento sonoro.

Per esprimere al meglio le sue idee, Wagner si fece addirittura costruire un teatro apposito, a Bayreuth, diverso da tutti gli altri: egli fu infatti il primo a nascondere l’orchestra, sistemandola sotto il palcoscenico (nel cosiddetto “golfo mistico”) poiché trovava insopportabile che, accanto a un cantante in abiti antichi, vi fosse un violinista o un direttore d’orchestra in abiti moderni. Non solo: Wagner fu il primo a pretendere che in sala, durante l’esecuzione, vi fosse assoluto silenzio.
Tradizionalmente infatti nei teatri si andava anche per chiacchierare, per incontrare amici, e durante la rappresentazione era normale girare tra i palchi, parlare ad alta voce, addirittura mangiare. Per Wagner il pubblico doveva partecipare alla rappresentazione, concentrarsi sul palcoscenico (per questo venivano spente le luci in sala), rimanere in silenzio come di fronte a un rito.

L’opera lirica si rinnova anche in Italia
Anche il melodramma italiano subisce un rinnovamento analogo, anche se meno radicale di quello wagneriano,  operato da Giuseppe Verdi nella cosiddetta «seconda fase» della sua produzione, caratterizzata da una maggiore attenzione per il dramma nel suo fluire unitario e per il rapporto tra parole e musica. Le ultime opere di Verdi (Otello e Falstaff) sono decisamente innovative, sia per l’adozione di un declamato melodico continuo (che supera, come già fece Wagner, la frammentazione tradizionale dell’opera tradizionale), sia per l’uso più raffinato e coraggioso dell’armonia e dell’orchestra.

Wagner e il nazismo

Anche se Richard Wagner (1813-1883) visse decenni prima della nascita del nazismo, la sua influenza sul movimento nazionalsocialista e soprattutto su Adolf Hitler (1889-1945) è stata enorme. Nel Mein Kampf Hitler racconta: “A dodici anni ho visto la mia prima opera, Lohengrin. In un istante ho compreso che il mio entusiasmo per il maestro di Bayereut non avrebbe conosciuto limiti”.

Dirà anche: “Il suo pensiero mi è intimamente familiare”. Hitler eleva la musica di Wagner a colonna sonora del regime.

Usa musiche tratte dall’Opera Rienzi nelle cerimonie ufficiali; fa suonare la musica funebre di Sigfrido (tratta dal Crepuscolo degli dei) nelle esequie dei gerarchi.

Nel 1850, in un trattato, “Das Judenthum in der Musik” (Ebraismo nella musica), sotto uno pseudonimo, Wagner scrisse che la musica ebraica è priva di ogni espressione, caratterizzata da freddezza e indifferenza, l’Ebreo, secondo lui, non ha una vera passione dentro di sé che possa spingerlo alla creazione artistica. Oltre a ciò sostiene che gli ebrei non sono in grado di parlare le lingue europee in maniera corretta e che la parola ebraica ha il carattere di un “bla bla intollerabilmente confuso”, qualcosa che assomiglia a “scricchiolii, cigolii, ronzii”, incapace di esprimere passione. Ciò, dice ancora, reclude la possibilità di poter creare canzoni o comporre musica. Inoltre, in “Deutsche Kunst und Politik Deutsche” (Arte tedesca e politica tedesca; 1868), Wagner sostenne l’idea dell’ “influenza nociva degli ebrei sulla moralità della nazione”, aggiungendo che il potere sovversivo dell’ebraismo era in contrasto con la psiche tedesca.

Nonostante questi suoi scritti non si può dire che Wagner fu il precursore del nazional socialismo. Semmai, durante il Reich si crea uno sfruttamento propagandistico delle partiture wagneriane che ancora subiscono il pregiudizio. Tuttavia queste idee, insieme con il carattere ultranazionalistico (cioè che esaspera le idee e i principi del nazionalismo) delle sue opere, in particolare de “L’anello del Nibelungo”, fornirono un terreno fertile all’alimentazione dell’ideologia antisemitica nazista.

Pubblicità