RIGOLETTO

RIGOLETTO video dell’intera opera

Giuseppe Verdi è stato uno dei maggiori narratori di storie in musica. Lasciamoci quindi guidare da una delle sue opere più conosciute, Rigoletto, alla scoperta di qualche segreto dell’affascinante arte di “raccontar cantando”.

Come in tutte le opere liriche, la vicenda è divisa in atti e il testo, con le parti cantate e le indicazioni per la messa in scena, è contenuto nel cosiddetto libretto.

Conosciamo ora i protagonisti principali di questa opera tragica. Innanzitutto il duca di Mantova (tenore), giovane e spregiudicato signore che non esita a compiere i più orrendi misfatti per soddisfare le proprie voglie. Poi c’è il suo buffone di corte, il gobbo Rigoletto (baritono), crudele per far piacere al duca, ma buono e delicato con la figlia segreta Gilda (soprano), romantica e inesperta ragazza.

La maggior parte delle opere liriche inizia con un preludio (o ouverture) eseguito dall’orchestra, per mezzo del quale, a sipario ancora chiuso, il musicista introduce gli ascoltatori nel clima generale della storia. Nel Seicento e nel Settecento al preludio era affidato solo il compito di richiamare l’attenzione degli spettatori e annunciare l’inizio della rappresentazione. Verdi invece coglie l’occasione per anticipare alcuni dei temi melodici cardine della vicenda che verrà raccontata.

Nel Rigoletto, costruisce l’intero preludio su un unico tema che ritorna poi sovente nel corso dell’opera come “tema della maledizione“. Non è un caso se Verdi stesso voleva in un primo tempo intitolare l’opera proprio La maledizione. Questo tema ci proietta subito nelle tinte fosche e cupe della tragedia che si sta per compiere.

Preludio: il tema della maledizione

La storia è complicata e in essa intervengono molti personaggi. Ve la riassumiamo sinteticamente.

Atto I (1° quadro) Durante una festa a palazzo il duca di Mantova vanta le proprie conquiste femminili (aria “Questa o quella”), mentre corteggia la moglie di Ceprano, che Rigoletto, il deforme buffone di corte, prende in giro:

l’aria di un libertino

Nelle arie solistiche il compositore può delineare musicalmente il carattere dei personaggi dell’opera. Prendiamo in esame la prima aria del duca di Mantova, “Questa o quella”: Verdi ci offre qui, proprio all’inizio della vicenda, uno straordinario ritratto del duca, un vero e proprio biglietto da visita. Nel testo egli si presenta come un irresponsabile libertino che si burla della fedeltà delle amanti e questo aspetto è sottolineato anche dalla musica. Infatti, su un ritmo danzante di 6/8 rimarcato dagli archi, si distende una disinvolta melodia che sembra farsi beffe di ogni regola, mettendo in risalto gli accenti deboli delle battute e rifiutando una normale simmetria (7 battute al posto delle usuali 8).

Questa o quella –  (2.40 del video)

Questa o quella per me pari sono

A quant’altre d’intorno mi vedo;

del mio core l’impero non cedo;

meglio ad una che ad altra beltà.

 

La costoro avvenenza è qual dono

Di che il fato ne infiora la vita,

s’oggi questa mi torna gradita,

forse un’altra doman lo sarà.

Quando giunge il conte di Monterone (baritono) per accusare il duca di aver disonorato sua figlia, il buffone l’insulta e  Monterone, con voce terribile, maledice chi ha osato beffarsi del dolore di un padre – (12.00 del video).

(2° quadro) Di notte, in una strada buia, Sparafucile (basso), un sicario professionista, offre a Rigoletto i suoi servigi nel caso un giorno avesse bisogno di eliminare un indesiderato corteggiatore della figlia. Per il momento Rigoletto rifiuta e si avvia verso la casa dove tiene nascosta la figlia Gilda. Qui raccomanda alla governante di aumentare la vigilanza affinché nessuno possa avvicinare la ragazza. Ma Gilda si è innamorata di uno sconosciuto: in realtà si tratta del duca che, intrufolatosi nel giardino sotto le spoglie di un povero studente, le giura eterno amore (aria “Caro nome”):

l’aria di Gilda –  (44.30 del video)

Nell’aria “Caro nome”, Gilda canta alla notte il suo ingenuo amore per lo studente (duca) che la inganna. Il suo sentimento è reso da un disegno melodico discendente su note legate sempre vicine le une alle altre (per gradi congiunti), ricco di pause come un cuore emozionato che palpita. Ben presto però la ragazza prende fiducia e si slancia in fantasiosi, quanto difficili, vocalizzi che servono a liberare la sua felicità.

Caro nome

Caro nome che il mio cor

festi primo palpitar,

le delizie dell’amor

mi déi sempre rammentar!

 

Col pensier il mio desir

a te ognora volerà,

e pur l’ultimo sospir

caro nome, tuo sarà.

La ragazza, rimasta sola, non si accorge dell’arrivo dei cortigiani, che per gioco la rapiscono, credendola l’amante di Rigoletto. Questi, scoperto il rapimento, crolla a terra ricordando la maledizione di Monterone.

Atto II  – A palazzo, saputo del rapimento, il duca canta la sua gioia quando i cortigiani portano nelle sue stanze la ragazza. Arriva a palazzo anche Rigoletto, che con tutti i mezzi tenta invano di farsi riconsegnare la figlia: dapprima scherza con i cortigiani, poi li insulta, infine li supplica. Gilda riabbraccia suo padre, confessandogli il proprio disonore; quando passa Monterone condotto a morte, Rigoletto giura di vendicarlo.

Atto III  – Accettata l’offerta di Sparafucile, Rigoletto conduce la figlia fuori da una locanda (1.30 del video), dove Maddalena (mezzosoprano), sorella del sicario, ha attirato il duca in una trappola. Appena arrivato il duca canta la celebre aria “La donna è mobile“. Non visti, il padre e la figlia assistono agli amoreggiamenti dei due:

Un celebre quartetto – (1.37 del video)

L’ultima pagina di Rigoletto che prendiamo in esame è il celebre quartetto “Bella figlia dell’amore” eseguito nel III atto. Qui Verdi riesce a rappresentare simultaneamente ben quattro stati d’animo assai diversi fra loro: abbiamo innanzitutto il duca, felice di corteggiare l’ennesima ragazza; c’è poi Maddalena (mezzosoprano), lusingata dalle attenzioni di un bel giovane elegante; quindi Gilda, che, non vista, assiste al tradimento del suo amato; e infine c’è Rigoletto, già desideroso di vendetta. Miracoli della musica! Quattro melodie differenti si intersecano, riuscendo a esprimere nello stesso momento ciò che a parole è possibile dire solo in tempi successivi.

Duca di Mantova Maddalena Gilda Rigoletto
Bella figlia dell’amore schiavo son de’vezzi tuoi;    con un detto sol tu puoi     le mie pene consolar.         Vieni e senti del mio core     il frequente palpitar Ah!Ah! Rido ben di core, ché tai baie costan poco; quanto valga il vostro gioco mel credete, so apprezzar.    Sono avvezza, bel signore,    ad un simile scherzar. Ah!, così parlar d’amore     a me pur l’infame ho udito!  Infelice cor tradito,              per angoscia non scoppiar.    Perché, o credulo mio core,     un tal uomo dovevi amar? Taci, il piangere non vale;  ch’ei mentiva or sei sicura    taci, e mia sarà la cura            la vendetta d’affrettar.            Pronta fia, sarà fatale;           io saprollo fulminar.

Inviata la figlia a Verona, Rigoletto pattuisce con Sparafucile la somma necessaria per uccidere il duca e si allontana. Nel corso di una tremenda tempesta notturna, Maddalena, innamoratasi a sua volta del duca, cerca di convincere il fratello a non ucciderlo. Decidono allora di pugnalare al suo posto il primo viandante che bussi alla locanda. Gilda, che non è partita e che ha ascoltato la terribile conversazione, decide di sacrificarsi per salvare il duca e bussa alla porta. Sparafucile nel buio la uccide e ne avvolge il corpo in un sacco che va poi a consegnare a Rigoletto. Questi sta per gettarlo nel fiume, quando si ode lontano la voce del duca che canta: assalito da un atroce sospetto, il buffone apre il sacco e scopre che il corpo è quello di sua figlia morente che implora perdono (Video 1.55). Pazzo di dolore, Rigoletto si accascia: la maledizione di Monterone si è compiuta.

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