1-LA MUSICA POPOLARE

La musica delle classi subalterne

La musica popolare (detta anche “folk”) è la musica prodotta dal popolo, dalle classi subalterne, ed è contrapposta alla musica colta, prodotta dalle classi superiori.
La musica popolare presenta alcuni caratteri comuni in tutti i paesi del mondo.
Innanzitutto è sempre musica occasionale, legata cioè a un certo fatto, a un certo momento della vita o della storia di un popolo. La musica popolare non nasce mai per opera di un solo individuo, ma di una collettività che attraversa le stesse esperienze.
Proprio per questa ragione, la musica popolare è sempre anonima.
Essa inoltre si diffonde e si tramanda oralmente: manca cioè nella musica popolare ogni forma di notazione scritta.
Essendo tramandata oralmente, la musica popolare è sottoposta a continue variazioni, a continue modifiche. In molti casi, di uno stesso canto esistono decine e decine di versioni, alcune molto diverse fra loro, che testimoniano i passaggi da una generazione all’altra, da una zona all’altra, da una situazione storica all’altra o semplicemente da un esecutore all’altro.

I canti popolari presentano alcuni temi ricorrenti

I canti popolari possono essere suddivisi in base ai temi che trattano e alla funzione per cui essi sono nati.
Abbiamo così canti legati al mondo dei bambini, canti amorosi, canti rituali, legati alle varie feste, canti del lavoro, canti regionali e canti nazionali.
In generale, tutti questi canti hanno la funzione di unire coloro che li eseguono, di farli sentire parte di una collettività. I canti di lavoro e quelli di argomento religioso sono i casi più frequenti ed evidenti; ma anche le filastrocche infantili e i canti d’amore, passando di generazione in generazione, contribuiscono a tramandare una determinata visione del mondo e determinati valori.
Vediamo ora più da vicino le caratteristiche di alcuni di questi canti.

Le canzoni per i bambini: Ninne nanne e filastrocche

Tra questi distinguiamo innanzitutto le ninne nanne: esse hanno la funzione di far addormentare il bambino e spesso erano per la donna un mezzo per esprimere i propri sentimenti e i propri problemi. Legate all’infanzia sono anche le filastrocche con le quali i bambini possono imparare i numeri, i giorni della settimana, i nomi e le caratteristiche degli animali e talvolta ciò che devono o non devono fare.

Molte filastrocche inoltre sono particolarmente ritmate e sono accompagnate da movimenti in modo da aiutare il bambino a sviluppare le capacità motorie e di coordinamento.

I canti rituali

Si tratta di canti strettamente legati al mondo contadino, alle stagioni, al ciclo della natura che muore e rinasce (dal quale naturalmente il lavoro contadino dipende). Essi dunque accompagnano i riti e le feste tipici del mondo agricolo, che si intrecciano con quelli religiosi ma che hanno anche profonde radici nell’antica cultura pagana; questi canti celebrano l’arrivo della primavera, il raccolto, la fine della fatica, ma sono anche canti propiziatori, per scongiurare gli spiriti maligni.
Oltre a questi canti, che scandiscono i rituali legati al lavoro agricolo abbiamo quelli che accompagnano i rituali privati: la nascita, il battesimo, il fidanzamento, il matrimonio, la morte.

I canti del lavoro

A questa categoria appartiene quella numerosissima serie di canti legati alla vita di contadini, pastori, carrettieri, pescatori, al lavoro nelle filande, alla vita delle mondine nelle risaie ecc.
Tutti questi canti esprimono il disagio e la sofferenza per le dure condizioni del lavoro e servono anzi proprio per alleviarne le fatiche. Alcuni di questi canti servono esplicitamente per ritmare il lavoro, per coordinare cioè i movimenti del corpo: per questo essi hanno una scansione ritmica molto accentuata.

I canti sociali

Questi canti costituiscono un genere a parte, poiché presentano molti elementi estranei alla tradizione musicale popolare; tuttavia, poiché esprimono disagio e protesta contro la povertà e le dure condizioni di lavoro, essi presentano spesso analogie con i canti di lavoro.
I canti sociali nascono sull’onda delle lotte del secolo scorso: sono canti, come abbiamo detto, sulle dure condizioni dei lavoratori (delle campagne e delle città), sulla Resistenza ma anche sull’emigrazione, contro il servizio militare, le guerre, il carcere, visti come strumenti di repressione da parte dei potenti contro il popolo. Ai canti sociali appartengono gli Inni Nazionali

Gli stili della musica popolare

Nonostante le numerose affinità, la musica popolare presenta al suo interno anche profonde differenze, determinate dal diverso ambiente e dalle diverse situazioni storiche in cui le varie canzoni popolari sono nate.
La lingua usata nei canti è un primo, forte elemento di differenziazione. Nella musica popolare essa ha un’importanza grandissima, perché rappresenta un forte elemento di identità della comunità: in Italia, per esempio, i canti popolari sono spesso in dialetto. La lingua inoltre è importante perché il ritmo delle parole influisce sulla musica.
Un secondo elemento che varia a seconda del paese o della regione di origine della musica popolare sono gli strumenti usati.
Vi sono poi alcune differenze che riguardano aspetti più propriamente legati all’esecuzione e alla struttura dei pezzi.

Esiste ancora la musica popolare?

E’ difficile parlare oggi (almeno per il mondo occidentale) di musica popolare, nel senso di una musica del popolo, separata dalla musica colta delle classi dominanti.
La diffusione dei mass media ha contribuito pesantemente alla contaminazione o alla scomparsa delle tradizioni culturali locali.
L’industrializzazione e l’urbanesimo, cioè l’emigrazione dalla campagna alla città, ha inoltre determinato una graduale scomparsa delle tradizioni musicali contadine, che costituivano il grosso del repertorio musicale popolare.
Queste tradizioni musicali sopravvivono oggi in luoghi molto circoscritti; inoltre esse sono ormai legate soprattutto a un’esigenza di salvaguardare una specifica identità culturale, più che a determinati ritmi di vita o valori oggi abbandonati.