INNI NAZIONALI

Presentazione power point:   INNI NAZIONALI

Il concetto moderno di inno nazionale è legato a quello di “nazione” che si afferma nella seconda metà del Settecento e che nasce dal rivolgimento non solo politico, ma anche sociale e ideologico determinato dalla Rivoluzione francese. Nel nuovo contesto, l’inno nazionale esprime simbolicamente l’unità di un popolo raccolto attorno a una bandiera e teoricamente manifesta in musica le specificità, l’individualità di cultura e di sentimenti di una comunità di cittadini.

La Marsigliese (Video)

Con la Rivoluzione francese nasce la “nazione”, non composta da sudditi ma da cittadini e simbolicamente rappresentata da una bandiera e da una musica, non più emblemi di una monarchia di un re o di un principe, ma dell’insieme di tutto il popolo. È quindi giusto vedere nella Marsigliese il primo vero inno nazionale moderno. La forte carica simbolica di questo inno farà sì che esso acquisti quasi subito un significato che trascende la rappresentazione nazionale, per diventare una manifestazione “sonora” internazionale, collegata a tutti i moti rivoluzionari in Europa, a tutti i movimenti tesi ad abbattere l’assolutismo monarchico e ad affermare valori democratici. Infatti,  è la Marsigliese il canto che percorre l’Europa per esprimere ansie di libertà e intenzioni repubblicane, e per questo motivo viene proibito dalle polizie dei Paesi governati da monarchie assolute. “La Marseillase” risale al 1792, e venne dichiarata canto nazionale il 14 luglio del 1795. Divenne inno nazionale soltanto nel 1879 durante la Terza Repubblica.

PER CANTARE LA_MARSIGLIESE (spartito)

God save our gracious King (Video)

Sotto l’impatto dei valori provocatori e unificanti della Marsigliese, anche le grandi monarchie europee sono spinte ad assegnare ai propri inni di celebrazione un significato nazionale. Se infatti il God Save the King britannico è cronologicamente antecedente all’inno rivoluzionario francese, è nel periodo della guerra con la Francia che questo canto assume gradualmente quei caratteri di unità nazionale che originariamente non aveva e, diventa l’inno della nazione britannica.

INNO INGLESE – GOOD SAVE THE QUEEN (spartito)

Gott erhalte den Kaiser! (Inno Tedesco) Video

Accanto al britannico God Save the King e alla francese Marsigliese, il terzo grande inno nazionale che appare alla fine del Settecento, nel clima acceso delle guerre napoleoniche, è quello dell’Impero asburgico composto da Joseph Haydn.

Il nuovo inno nasce, in un certo senso, sul modello di quello britannico. Haydn è già stato due volte a Londra, nel 1790 e poi nel biennio 1794-1795, e il suo scopo è offrire un simbolo sonoro che possa esercitare una funzione esortatrice e unificatrice con l’affermazione della lealtà alla casa d’Asburgo di tutti i popoli dell’impero, in un difficile periodo di guerra con i Francesi. E in questo senso l’inno asburgico si propone esplicitamente come l’anti-Marsigliese.

Haydn compone il suo inno nel 1797, utilizzando non una melodia austriaca, ma un tema popolare croato. Haydn, inoltre, utilizza lo stesso tema dell’inno nel secondo movimento del Quartetto per archi in Do, op. 76, noto appunto come Kaiserquartett.

Tale inno passò poi anche all’Impero Tedesco che lo adottò come inno nazionale, precedentemente la Confederazione Germanica aveva già un suo inno molto più “tradizionalista” suonato sulle stesse note del “God save the Queen” inglese, ma con parole ovviamente diverse.

Dopo numerose vicissitudini legate agli avvenimenti storici, solo nel 1952, venne adottato definitivamente l’inno di Haydn-Hoffman come lo conosciamo oggi con l’obbligo, per evitare fraintendimenti, di cantare solo la terza e ultima strofa (che parla di unità, giustizia e libertà) a differenza della prima che parla della superiorità del popolo germanico su tutti gli altri.

IL CANTO DEGLI ITALIANI (Video)

L’Inno rappresenta, insieme al Tricolore e al Presidente della Repubblica, uno dei tre simboli dell’unità nazionale.
Goffredo Mameli scrisse l’inno il 10 settembre 1847, intitolandolo “Il canto degli Italiani”. Il testo fu musicato da Michele Novaro il 24 novembre dello stesso anno. Cantato per la prima volta a Genova durante una festa popolare, fu subito proibito dalla polizia, ma dopo i moti del 1848 fu suonato e cantato dalle bande musicali e dai soldati in partenza per la guerra di Lombardia. In breve, divenne il canto più amato del Risorgimento italiano e degli anni successivi all’unificazione. Tuttavia “Fratelli d’Italia” è stato scelto come inno ufficiale provvisorio solo nel 1946. Si era appena concluso il periodo fascista che aveva usato, come inni ufficiali, due musiche: il canto Giovinezza per rappresentare il governo fascista, e la Marcia Reale per rappresentare il potere del re (ascolta lo “Squillo” della marcia Reale). Gli italiani usciti dalla resistenza sentivano il fascismo come una parentesi. Il ritorno all’inno di Mameli-Novaro significava volersi riallacciare al risorgimento e ai suoi ideali.
Il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, presieduto da Alcide De Gasperi, acconsentì all’uso dell’inno di Mameli come inno nazionale della Repubblica Italiana. Questo il testo del comunicato stampa che annunciava il provvedimento:

“(…) Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che, il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo, si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli”.
Negli eventi ufficiali vengono eseguite solo le prime due strofe di otto versi, per una durata di circa un minuto.

Ma la vicenda dell’Inno di Mameli e della sua ufficializzazione terminerà il  15 novembre 2017, è solo in questa data che la Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha approvato in sede legislativa un disegno di legge di un solo articolo e di poche righe che già più di un anno fa aveva ricevuto il voto favorevole della medesima Commissione della Camera.
La legge è talmente breve che possiamo riportarla integralmente:

“ARTICOLO 1
1. La Repubblica riconosce il testo del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n. 13, sono stabilite le modalità di esecuzione del «Canto degli italiani» quale inno nazionale”. Ascolta una esecuzione particolare a cura di Ezio Bosso.

IL CANTO DEGLI ITALIANI- significato del testo

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INNO ALLA GIOIA DI BEETHOVEN (Video)   L’INNO EUROPEO

L’inno alla gioia di Beethoven è stato scelto come Inno dell’Unione Europea

Stieler, Joseph Karl: Beethoven mit der Missa solemnis Ölgemälde, 1819

La melodia utilizzata per rappresentare l’UE è tratta dalla Nona sinfonia (Video), composta nel 1824 da Ludwig van Beethoven, che ha messo in musica l'”Inno alla gioia”, scritto da Friedrich von Schiller nel 1785.

L’inno simbolizza non solo l’Unione europea, ma anche l’Europa in generale. L’Inno alla gioia esprime la visione idealistica di Schiller sullo sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini, visione condivisa da Beethoven.

Nel 1972 il Consiglio d’Europa ha adottato il tema dell’Inno alla gioia di Beethoven come proprio inno. Nel 1985 è stato adottato dai capi di Stato e di governo dei paesi membri come inno ufficiale dell’Unione europea. L’inno è privo di testo ed è costituito solo dalla musica. Nel linguaggio universale della musica, questo inno esprime gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall’Europa.

L’inno europeo non intende sostituire gli inni nazionali dei paesi membri, ma piuttosto celebrare i valori che essi condividono. L’inno viene eseguito nelle cerimonie ufficiali che vedono la partecipazione dell’Unione europea e in generale a tutti i tipi di eventi a carattere europeo.

DIVERSE INTERPRETAZIONI DELL’INNO EUROPEO

Per cantare INNO_ALLA_GIOIA (spartito)

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