LA DANZA CONTEMPORANEA

La danza contemporanea si sviluppa negli anni ‘50 e conta personalità del calibro di M. Cunningham (Americano Canningam), che propone l’unione casuale di proposte artistiche differenti prima sganciate – coreografie, musiche, luci, costumi e ruoli –  e poi     unite assieme in modo casuale e non narrativo, anche utilizzando dadi e software per creare lo spettacolo.
Di grande rilievo il teatro danza (tanztheater) di Pina Bausch, a partire dagli anni ‘70, dove tutti gli elementi scenici hanno connotazioni espressive, per trasmettere essenze di emozioni profonde, come la solitudine e l’incomprensione fra l’uomo e la donna.

Isadora Duncan, con la sua danza libera ad inizio ‘900, taglia anche con i costumi di scena del passato, adottando tuniche leggere che non imbrigliano il corpo e danzando spesso scalza, per ristabilire il contatto con la terra e la natura.

ROBERTO BOLLE: “PROTOTYPE”

Un mondo di danza

Anche fuori dal grande palco, in tutte le epoche, il ballo resta vitalissimo e diffuso in tutte le culture. Praticamente ogni popolo elabora forme di danze più o meno semplici, spesso molto ritmate e coinvolgenti che affondano le proprie energie nel folklore e che possono essere nobilitate ed elevate a vera e propria forma di arte, prendendo il nome di danze di carattere, quando sono “revisionate” dalla danza accademica. Basti pensare allo straordinario patrimonio delle danze spagnole, come il Flamenco, le czarde ungheresi, le tarantelle italiane, le farandole francesi, il tango argentino, i balli popolari russi, cinesi e indiani, le migliaia di danze africane, comprese tutte le varianti della danza del ventre. Riserve inesauribili di grazia e bellezza sono le danze balinesi e hawaiane, la gestualità raffinata del Giappone e l’incredibile energia dei balli caraibici e brasiliani, del cha-cha-cha e della samba, il bolero e l’habanera. Dalla cultura delle sale da ballo, ormai da oltre due secoli, provengono danze e balli che nascono e si affermano costantemente, praticamente ogni anno, e sono veri e propri strumenti di cultura internazionale: dal valzer alla polka, dal liscio alla mazurka, passando dal cake-walk al fox-trot, dal charleston alla rumba. Grazie alla diffusione della musica su radio e su disco, si arriva all’esplosione di boogie-woogie, twist, surf e shake, rock e dance music, fino ai giorni nostri con la street dance.

La cultura street hip hop nasce a New York attorno al 1975 con una visione d’insieme che comprende diversi ruoli: il DJ, che mixa i dischi, il Writer, che decora con graffiti le pareti, l’MC, o Master of Ceremonies, che intrattiene il pubblico o sfida gli avversari a colpi di rime rap, e B-boy e B-girl, che ballano la Breakdance e altri stili hip hop.