DALLA DANZA ALLA NASCITA DEL BALLETTO

DANZA E BALLETTO

Anche se comunemente i due termini si usano con uguale significato, fra danza e balletto in realtà c’è una precisa differenza:

  • DANZA: insieme di movimenti scaturiti spontaneamente e direttamente in risposta agli stimoli emozionali e fisici prodotti dalla musica; essa è dunque l’arte di muovere il corpo secondo un ordine ritmico in rapporto al tempo e allo spazio.
  • BALLETTO: altrimenti detto Danza Classica o Danza Accademica, è una forma spettacolare che fonde la danza con un insieme di altre importanti componenti artistiche

LA DANZA NEL RINASCIMENTO

Dopo il lungo periodo di immobilismo medievale durante il quale il ballo è inteso come manifestazione popolare, e comunque condannata dai regnanti in linea con i dettami della Chiesa, alla fine del XIV secolo anche la danza trova la sua rinascita fino ad essere considerata una forma d’arte conformata a precise regole, passi e movimenti. La danza, che durante il Medioevo è prerogativa dei ceti meno abbienti, durante il Rinascimento viene trasformata secondo le regole del perfetto cortigiano e assume: la compostezza, l’atteggiamento nobile, le convenzioni sociali della cavalleria e della galanteria; diventando segno distintivo delle classi nobili. I ritmi e i passi delle danze si modificano per adeguarli ai ricevimenti di sala al suono di liuti, flauti e vielle; la danza non solo assume funzioni di intrattenimento e di spettacolo, è anche espressione della cultura e della magnificenza della corte.

Nel Trecento la struttura delle danze dei nobili è ancora molto simile a quelle contadine, i termini saltarello, trotto, carola, farandola, estampida sono diretta espressione delle feste rituali del popolo.
Durante il Rinascimento si riprendono, attualizzandole, esperienze antiche e diverse; si creano nuovi balli articolati e complessi. Dalla Francia provengono la volta, il tourdion, il branle, la courante; dalla Germania l’allemanda, dalla Spagna una considerevole varietà di danze tra cui il canario e la sarabanda; italiane sono: la gagliarda, il brando, il passamezzo e altri balli a carattere regionale. Rimane controversa l’origine della pavana, danza cerimoniale per eccellenza, lenta e solenne, considerata italiana facendo derivare il nome da “padovana”, oppure spagnola se si fa riferimento all’etimologia “pavo”, pavone, che i danzatori imitano facendo la ruota.

Le danze si svolgono in grandi saloni, durante le feste si eseguono più danze in successione, diverse e contrastanti fra loro per ritmo e andamento: a una danza lenta ne segue una più veloce e così via. Questa successione di danze è chiamata SUITE (“seguito”, “successione”) o meglio Suite classica, per distinguerla dalla suite sinfonica ottocentesca. Cronache del tempo riferiscono di banchetti dove ogni portata era introdotta da una danza a tema!
L’interesse per la danza va oltre gli ambienti di corte e coinvolge le ricche classi borghesi e mercantili che organizzano e praticano il ballo come uno strumento per distinguersi ed acquistare prestigio.

Si afferma, di conseguenza, la figura del maestro e teorico di danza che ha il compito di definire e codificare le tecniche di movimento e le combinazioni di passi. Questi “maestri di ballo” rielaborano in stile aulico elementi coreografici, anche ispirati a balli popolari, di varie epoche e di diversi popoli; la danza acquista così una sua tecnica ben definita di passi e movimento corporeo.

Il primo ad operare in Italia è Domenico da Piacenza, attivo alla corte estense, che nel 1416 pubblica un trattato in cui descrive le differenze tra “danza popolare” e “aulica” ed inizia una prima classificazione dei passi.

La prima scuola di danza viene creata a Milano nel 1545 dal maestro Pompeo Diobono; vi studiano, tra gli altri, Cesare Negri, danzatore e coreografo, autore de Le Gratie d’Amore (1602) il primo trattato sulla teoria del balletto ad esporre il principio delle “cinque posizioni di base” e Baldassarino da Belgioioso.  Alcuni trattati di ballo rinascimentali comprendono anche la notazione delle melodie da eseguire per una determinata coreografia.
Nel Cinquecento appaiono i primi libri riprodotti a stampa, ben più decifrabili rispetto alle copie degli amanuensi.

 LA NASCITA DEL BALLETTO

Il primo balletto del quale si conosce la coreografia, la musica e il libretto originale è “Le Ballet Comique de la Royne” (Il Balletto Comico della Regina) presentato a Parigi il 15 ottobre 1581 alla corte di Enrico III e alla presenza di Caterina de’ Medici, regina madre. Fu realizzato da Baldassarre da Belgioioso e danzato dalla stessa regina, moglie di Enrico III, e dalle dame di corte. L’allestimento di questa sontuosa rappresentazione fu voluto dalla regina madre Caterina per i festeggiamenti delle nozze della sorella della regina Luisa, Margherita di Lorena-Vaudemont, con il duca di Joyeuse, uno dei favoriti del re Enrico III. Il soggetto del balletto è Circe e le sue Ninfe.

I balletti della corte francese erano composti da scene di danze legate insieme da una trama minima, tipicamente mitologica o allegorica: i ricchi costumi, la scenografia e gli effetti erano più importanti della narrazione.

Illustri compositori creano musiche per il balletto. Il 4 giugno 1608 a Mantova viene presentato il “Ballo delle Ingrate” su musica di Claudio Monteverdi (1567-1643). La storia tratta di anime femminili condannate all’inferno per la crudeltà dimostrata verso gli uomini.

 

 

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