4-LE FORME STRUMENTALI

La musica strumentale acquista sempre più importanza e nel corso del Seicento giunge a una sostanziale parità con la musica vocale. Non avendo il problema della comprensione delle parole, rimane generalmente più legata alla tecnica contrappuntistica e polifonica (che consiste nell’abbinare più melodie contemporaneamente), ma presenta una grande novità: il basso continuo, una tecnica per accompagnare e sostenere il canto e la melodia. I compositori abbinano alla linea melodica delle note gravi di sostegno (chiamate “basso”) e degli accordi. Basso e accordi sono eseguiti solitamente al clavicembalo anche se in taluni casi, la parte del basso è affidata a uno strumento dall’estensione grave (violoncello, viola da gamba o fagotto). In questo periodo le forme della musica strumentale sono in fase di sperimentazione e si dovrà attendere qualche decennio perché termini quali “sonata”, “sinfonia”, “concerto” giungano a indicare con precisione una determinata composizione strumentale.

LA SONATA

agli inizi del periodo barocco indica genericamente una composizione da camera per uno o pochi strumenti. Anticamente il termine sonata veniva usato per indicare tutti i brani da suonare, distinguendoli da quelli da cantare. Dalla fine del XVII secolo ha assunto un significato più preciso e indica una composizione in tre o quattro movimenti. In particolare, ricordiamo la sonata per un solo strumento, quasi sempre il clavicembalo, e la sonata a tre, per due strumenti di estensione acuta (generalmente due violini) e uno di estensione più grave (violoncello, clavicembalo od organo).

LA SINFONIA

Quando un brano non è più destinato a uno o due strumenti (come nella Sonata) ma è destinato a un’intera orchestra, la composizione musicale si chiama SINFONIA. Questa è la più complessa tra le forme complesse: qui le durate si dilatano, la quantità dei tempi e dei movimenti aumenta, le sonorità si amplificano……Ma i principi basilari della costruzione sono sempre quelli che abbiamo visto nella sonata.

Ecco lo schema più ricorrente di una Sinfonia a quattro tempi:

Movimenti

(Velocità)

I

Allegro

II

Andante

III

Allegretto

IV

Allegro

IL CONCERTO

La forma musicale del concerto nasce in Italia alla fine del Seicento e si diffonde con grande successo in Europa. Due sono le forme indicate da questo termine: il concerto grosso e il concerto solista. Entrambe sono formate da più movimenti, che alternano tempi lenti ad altri veloci. A seconda della destinazione e dell’occasione per cui sono composti, i concerti si distinguono in concerti da camera (eseguiti nei saloni dei palazzi) e concerti da chiesa, dal carattere più serio e solenne, suonati in chiesa durante la cerimonia liturgica. Il concerto da camera inizia generalmente con un movimento in tempo veloce (allegro), mentre il concerto da chiesa, per meglio inserirsi nella seriosità del contesto religioso, inizi con un tempo lento (adagio o grave).

CONCERTO GROSSO

Il concerto grosso è una delle forme più caratteristiche del Barocco. La sua struttura particolare è dovuta anche alle situazioni e agli ambienti in cui nasce: le chiese, ma anche le piccole corti, possono mantenere alle proprie dipendenze solo un gruppo di musicisti. Nelle grandi occasioni in cui si richiede un’orchestra più numerosa per celebrare degnamente una ricorrenza o una festività, si aggiungono molti altri esecutori. Il contrasto fra la grande bravura del piccolo gruppo di musicisti abituali e quella inferiore dei musicisti aggiunti è molto evidente; così diventa consuetudine per i compositori scrivere brani in cui le parti siano adeguatamente divise fra i due gruppi strumentali: le parti più difficili sono affidate a un ristretto numero di esecutori, quelle più facili al resto dell’orchestra. Alla fine del Seicento il concerto grosso è un genere affermato a cui si dedicano i più importanti musicisti del tempo. L’orchestra, generalmente formata da dieci a quindici elementi, è divisa in due gruppi: il concertino (un piccolo gruppo di musicisti: normalmente due violini con il basso continuo) e il grosso dell’orchestra; sia il concertino, sia il grosso sono accompagnati dal basso continuo.

CONCERTO SOLISTA

Nel concerto solista è un solo strumento che si contrappone e dialoga con l’intera orchestra. L’orchestra è quasi sempre composta da archi, mentre lo strumento solista è generalmente il violino. Tuttavia, vi sono anche concerti scritti per altri strumenti. Il concerto solista nasce agli inizi del Settecento, dopo il concerto grosso, e si afferma come una composizione generalmente in tre movimenti: un allegro iniziale, un movimento lento (adagio) centrale e un allegro conclusivo. Antonio Vivaldi è il musicista che maggiormente contribuisce all’affermazione e allo sviluppo del concerto solista.

LA SUITE: DANZE NON DANZATE

La danza è uno degli intrattenimenti preferiti nelle corti europee. I grandi saloni ospitano feste danzanti a cui partecipa tutta la nobiltà: il re di Francia Luigi XIV è lui stesso un provetto ballerino. In Francia, in questo periodo, nascono nuovi generi teatrali (comédie-ballet, òpera-ballet) che presentano al loro interno delle danze. Inizialmente le parti danzate si inseriscono come intermezzi all’interno della vicenda rappresentata. Man mano diventano sempre più importanti fino a rappresentare un genere autonomo, che darà vita nell’Ottocento al balletto romantico.

I ritmi e i caratteri delle varie danze vengono utilizzati anche per composizioni destinate al solo ascolto. L’utilizzo della musica da ballo per l’ascolto e non più per la danza determina un processo di raffinamento di questo genere musicale. Nasce così la suite (che in francese significa “seguito, successione”), una nuova forma musicale che è costituita da una serie di brani ora lenti ora veloci, indicati con il nome della danza corrispondente. La suite ha grande fortuna in tutta Europa, particolarmente in Francia e Germania. Nella seconda metà del Seicento acquisisce la sua struttura fondamentale: un brano introduttivo (“preludio” o ouverture) seguito da una successione di quattro danze (allemanda, corrente, sarabanda e giga) alle quali, a volte, se ne aggiungono altre quali la bourrée, la gavotta o il minuetto. Le suites sono scritte per un solo strumento, solitamente il clavicembalo o il liuto, o per l’intera orchestra.

ASCOLTO DI G.F. HAENDEL dalla Suite “Musica per i reali fuochi d’artificio”: Ouverture.

La musica per i reali fuochi d’artificio viene composta da Haendel, su incarico del re d’Inghilterra Giorgio II, per la grande festa organizzata per celebrare un importante trattato di pace (la Pace di Aquisgrana). I preparativi sono complicati e occorre molto tempo per allestire i padiglioni nel Green Park di Londra, da dove il re e la sua corte possono osservare meglio lo spettacolo. La grande festa ha luogo il 27 aprile del 1749, con alcuni mesi di ritardo, e vi partecipa tutta la città. Viene chiuso il ponte sul Tamigi e bloccato tutto il passaggio nei quartieri vicini. Della preparazione dei fuochi artificiali sono incaricati due celebri artigiani italiani. Lo spettacolo è eccezionale. La musica di Haendel ha la funzione di introdurre la festa. Finita la musica devono iniziare i fuochi artificiali, annunciati da 101 colpi di artiglieria. L’Ouverture è il primo di 6 brani che costituiscono la suite. Nonostante l’andamento lento, il ritmo scattante ed energico e la melodia grandiosa conferiscono al brano un carattere marziale.

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