INNO DELLE NAZIONI

L’Esposizione Universale del 1862 si tenne a Londra dal primo maggio al primo novembre.

Gli organizzatori richiesero a Verdi per l’Italia, a Auber per la Francia, a Meyerbeer per la Germania e a Bennett per l’Inghilterra, di comporre una musica per il concerto inaugurale del primo maggio

lettera inviata ai quattro musicisti:

“Sono stato incaricato da Commissari di Sua Maestà di informarla, che all’inaugurazione dell’Esposizione del primo maggio, è loro desiderio di avere quattro nuove composizioni musicali, ognuna di un diverso compositore, che rappresenti la Francia, la Germania, l’Italia e l’Inghilterra […]”

Verdi scrisse per l’occasione una Cantata intitolata “l’Inno delle Nazioni” su testo di Boito,

L’Inno delle Nazioni di Verdi era una Cantata, e non una Marcia, come gli era stato richiesto, perciò il direttore d’orchestra Michele Costa (Napoli, 1808-Hove, 1884), che era pure il direttore musicale dell’Esposizione di Londra, si rifiutò di dirigere il pezzo, che quindi non fu eseguito il primo maggio per l’inaugurazione.

Sul giornale Times si scrisse che Verdi aveva presentato il pezzo in ritardo, rispetto agli altri Maestri, e che quindi non si sarebbe potuto eseguire la sua Cantata. Al Maestro la cosa non piacque, quindi si affrettò a replicare alla stampa, sostenendo che la Cantata lui l’aveva consegnata con il richiesto anticipo, e che venticinque giorni sarebbero stati sufficienti a provare un’Opera lirica, figurarsi un pezzo breve come quello suo, per Tenore e coro.
La protesta di Verdi valse all’italiano almeno l’esecuzione della Cantata, ma non all’Esposizione universale di Londra, egli riuscì a far eseguire la sua composizione, che riscosse un grande successo di pubblico, al Teatro della Regina, ventiquattro giorni dopo la prima dell’Esposizione. Si trattò di una serata di beneficenza. Verdi nel suo contrappunto riuscì a legare assieme gli inni nazionali inglese, francese ed italiano. Con questo Inno patriottico, il cui autografo è conservato alla British Library, volle rappresentare il suo Paese.

Le prime notizie dell’Inno sono contenute in una lettera a Ricordi, al quale Verdi chiede di spedirgli l’inno d’Italia, ma non la Marcia Reale, che a quei tempi era l’inno ufficiale della monarchia, ma “Fratelli d’Italia”, che oggi è il nostro inno nazionale:

Parigi, 22 Marzo 1862

Car.mo Tito,

[…] ti prego di mandarmi l’Inno d’Italia che fu fatto, credo, nel 1848. Il motivo è questo […]

Verdi, per parte sua, utilizzò la Canzone di Mameli, rifiutando la Marcia regia, dichiarando quindi la sua appartenenza politica. Volle scrivere questa Cantata patriottica, impiegando il canto di Mameli e di Novaro del 1847, e gli altri inni nazionali, per rappresentare l’unione dei popoli inglese, francese e italiano, intrecciati in fraterno contrappunto musicale.
Il suo primo pensiero fu di dedicare la Cantata all’arte, poi divenne una lode all’Italia, all’Inghilterra e alla Francia. Il testo venne scritto da Arrigo Boito.

Inno delle Nazioni

musica di Giuseppe Verdi  Testo di Arrigo Boito

CORO DI POPOLO

Gloria pel cieli altissimi,
Pei culminosi monti,
Pel limpidi orizzonti
Gemmati dí splendor.

In questo dí giocondo
Balzi di gioia il mondo,
Perchè vicino agli uomini
È il regno dell’ Amor,

Gloria! I venturi popoli
Ne cantin la memoria,
Gloria pel cieli! … Gloria!

Guida all’ascolto

L’Inno delle nazioni si apre con accordi solenni e maestosi dell’orchestra. Gli archi eseguono di seguito una melodia dolce alternandola con gli strappi violenti dei Tutti. La melodia discendente al basso sembra rappresentare l’ineluttabilità del Destino e prelude all’argomento del destino delle nazioni. Il coro risponde con melodia ascendente e ruvida, alternata anch’essa a spunti molto dolci, in contrappuntando con l’accompagnamento discendente.

BARDO (tenore)

Spettacolo sublime! … ecco … dai lidi
Remoti della terra, ove rifulge
Cocentemente il sol, ove distende
Bianco manto la neve, una migrante
Schiera di navi remigar per l’acque
Degli ampli oceani, ed affollarsi tutte
Verso un magico Tempio, ed in quel Tempio
Spandere a mille a mille i portentosi
Miracoli del genio! … E fuvvi un giorno
Che passò furiando, quel bieco
Fantasma della guerra; allora udissi
Un cozzar d’armi, un saettar di spade,
Un tempestar di carri e di corsieri,
Un grido di trionfo … e un ululante
Urlo … e colà ove fumò di sangue
Il campo di battaglia, un luttuoso
Campo Santo levarsi, e un’elegia
Di preghiere, di pianti e di lamenti …
Ma in oggi un soffio di serena Dea
Spense quell’ire, e se vi furon in campo
Avversari crudeli, oggi non v’ha
In quel Tempio che fratelli in Arte,
E a Dio che’l volle alziam di laudi un canto.

La struttura iniziale è binaria, sino a che interviene il tenore in recitativo accompagnato. L’orchestra ancora accenna a motivi ostinati, specie sulle parole “luttuoso campo”, che introducono le “preghiere” tra “pianti e “lamenti”. Il “soffio della Dea” è rappresentato efficacemente dai brevissimi passaggi concertati tra il Tenore e l’oboe, e gli altri strumenti solisti.
Signor, che sulla terra
Rugiade spargi e fior
E nembi di fulgori
E balsami d’amor;
Fa che la pace torni
Coi benedetti giorni,
E un mondo di fratelli
Sarà, la terra allor.
“Signor che sulla Terra” comincia con il tenore accompagnato dall’arpa. Segue il coro con un canto che culmina sulla parola “Fratelli” a significare l’unione dei popoli. La massa corale suggella il patto fraterno, ripetendo le frasi del tenore.
Salve, Inghilterra, Regina dei mari
vessillo antico di libertà! …Oh, Francia,
Tu, che spargesti il generoso sangue
Per una terra incatenata, salve, oh Francia, salve!
Oh Italia, oh Italia, oh Patria mia tradita,
Che il cielo benigno ti sia propizio ancora,
Fino a quel dí che libera tu ancor risorga al sole!
Oh Italia, oh Italia, oh Patria mia!
Da “Salve Inghilterra” comincia la serie degli inni nazionali, prima quello inglese, per onore al Paese ospitante. Poi è la volta di quello della Francia e per ultimo l’inno italiano “Oh Italia, oh Patria”, scelto dall’inno nazionale di Mameli forse per motivi politici, forse anche perché si prestava contrappuntisticamente di più della Marcia reale dei Savoia.

A seguire vi è l’inno francese, sostenuto dall’inno inglese, il quale infatti è ripreso dall’orchestra, mentre il coro e il tenore mischiano assieme il materiale musicale in forma di fugato: prima l’inno inglese, poi la Marsigliese, e infine l’inno italiano, magistralmente sovrapposti in clima operistico.

Lo stretto del finale si divide in tanti rivoli di contrappunto, finché l’orchestra riprende i temi dell’inizio della Cantata, per cui tutto quadra in questa composizione geniale, che va oltre ben oltre un pezzo d’occasione.
L’inno italiano, che è semplice, e molto ritmico finisce con il prevalere sugli altri, per un effetto voluto, quando Coro, solista e orchestra suonano tutti assieme.
L’Inno delle Nazioni sublima in un ultimo episodio sommesso, chiuso dai rapidi e incisivi accordi in fortissimo dell’orchestra.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in concomitanza della caduta di Mussolini, l’Inno delle Nazioni, opera nella quale Verdi aveva legato l’inno di Mameli alle note della Marsigliese, e a God Save the Queen, venne rieseguito sotto la direzione di Arturo Toscanini e fu aggiunto pure un nuovo finale con l’inno americano e l’Internazionale (inno Russo), allo scopo di onorare gli alleati: Inghilterra, Stati Uniti e Russia. In clima di guerra fredda il finale sovietico scomparve però dalla versione ufficiale.

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