IL BARBIERE DI SIVIGLIA

Il barbiere di Siviglia (Video intera Opera) è un’opera di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini tratto dall’omonima commedia dello scrittore francese Pierre Beaumarchais scritta nel 1775. Il titolo originale è “Almaviva, o sia l’inutile precauzione“.
Il libretto era conosciuto perchè era già stato musicato da Giovanni Paisiello che aveva messo in scena il suo Barbiere di Siviglia nel 1782, mentre Mozart aveva musicato il seguito della storia con l’Opera “Le nozze di Figaro” nel 1786.
L’annuncio che Rossini stava preparando una nuova versione del Barbiere di Siviglia aveva suscitato non poche polemiche, perchè all’epoca Paisiello era famoso e molto amato. Per sedare gli animi l’editore di Rossini fa scrivere nel libretto:

Avvertimento al pubblico

La commedia del signor Beaumarchais intitolata Il barbiere di Siviglia, o sia L’inutile precauzione si presenta in Roma ridotta a dramma comico col titolo di Almaviva, o sia l’inutile precauzione all’oggetto di pienamente convincere il pubblico de’ sentimenti di rispetto e venerazione che animano l’autore della musica del presente dramma verso il tanto celebre Paisiello che ha già trattato questo soggetto sotto il primitivo suo titolo. Chiamato ad assumere il medesimo difficile incarico il signor maestro Gioachino Rossini, onde non incorrere nella taccia d’una temeraria rivalità coll’immortale autore che lo ha preceduto, ha espressamente richiesto che Il barbiere di Siviglia fosse di nuovo interamente versificato, e che vi fossero aggiunte parecchie nuove situazioni di pezzi musicali, che eran d’altronde reclamate dal moderno gusto teatrale cotanto cangiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello. Qualche altra differenza fra la tessitura del presente dramma, e quella della commedia francese sopraccitata fu prodotta dalla necessità d’introdurre nel soggetto medesimo i cori, sì perché voluti dal moderno uso, sì perché indispensabili all’effetto musicale in un teatro di una ragguardevole ampiezza. Di ciò si fa inteso il cortese pubblico anche a discarico dell’autore del nuovo dramma, il quale senza il concorso di sì imponenti circostanze non avrebbe osato introdurre il più piccolo cangiamento nella produzione francese già consacrata dagli applausi teatrali di tutta l’Europa. L’editore

La prima si tenne il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma ma terminò fra i fischi del pubblico fedele a Paisiello; le repliche però furono un grande successo che continua ai giorni nostri.

Si tratta di una “commedia degli equivoci”, divertente e ingarbugliata, ambientata nel Settecento. Oltre al protagonista Figaro, il barbiere factotum che nel paese fa un po’ di tutto, ci sono i due innamorati Rosina e il Conte d’Almaviva che, con l’aiuto di Figaro, riusciranno alla fine a sposarsi sfuggendo alla stretta sorveglianza di Don Bartolo, il vecchio tutore e pretendente di Rosina.

 Personaggi:
– Il Conte d’Almaviva (tenore)
– Don Bartolo, dottore in medicina, tutore di Rosina (basso)
– Rosina (contralto)
– Figaro, barbiere (baritono)
– Don Basilio, maestro di musica di Rosina (basso)
– Berta vecchia governante in casa di Bartolo (soprano)
– Fiorello, servitore di Almaviva (baritono)
– Ambrogio, servitore di Bartolo (mimo)
– Un ufficiale (baritono)

Ouverture

Atto I

Il dottor Bartolo si è trasferito da Madrid a Siviglia per sottrarre la ricca pupilla Rosina alle attenzioni del giovane Conte Almaviva che ha notato la ragazza e si è proposto come pretendente.
Bartolo vuole evitare il matrimonio con il Conte perchè in questo caso egli dovrebbe rinunciare all’amministrazione del patrimonio della ragazza.
Ma il Conte li ha seguiti a Siviglia e organizza delle serenate sotto le finestre di Bartolo, sotto le sembianze dello studente Lindoro.
Qui incontra l’intraprendente barbiere Figaro e gli chiede di aiutarlo ad incontrare Rosina. (Cavatina di Figaro 18.20 del Video)

Figaro deve assolutamente organizzare un piano per introdurre il conte in casa di Bartolo, il quale, preoccupato per le serenate organizzate sotto il suo balcone, ha deciso di organizzare il matrimonio con Rosina per incamerarne definitivamente il patrimonio.
Rosina non sa che Lindoro è  il Conte d’Almaviva, la ragazza pensa che Lindoro è uno studente e spera che il giovane, di cui si è innamorata, la sottragga alla custodia del tutore.
Figaro (che è il barbiere e faccendiere di casa) entra nella casa di Bartolo e annuncia a Rosina  l’intenzione del suo tutore di sposarla. Rosina non se ne preoccupa e si interessa soprattutto a Lindoro a cui ha scritto una lettera che affida a Figaro. (Cavatina di Rosina 41.35 del Video)

Entra Bartolo con il suo confidente Don Basilio che è anche maestro di musica di Rosina.
Basilio consiglia di combattere il rivale con delle calunnie, ma Bartolo preferisce affrettare il matrimonio. (La Calunnia 50.10 del Video)
Rosina rifiuta di sposarlo e Bartolo, sospettando che lei sia in contatto con il Conte, decide di segregarla fino a quando non sarà riuscito a sposarla.

Arriva Almaviva travestito da soldato ubriaco, con un permesso di alloggio in casa di Bartolo che lo vorrebbe respingere, essendo esentato dall’obbligo di ospitare militari. Fra i due nasce un litigio, durante il quale Almaviva passa un biglietto a Rosina.
Accorre Figaro cercando di sedare la lite, ma lo strepito della lite fa intervenire la polizia.
Nella sorpresa generale l’ufficiale dopo aver guardato un foglio mostratogli dal soldato rinuncia ad arrestarlo. (da 1.13.32 a Finale I Atto)

Atto II

Il conte si presenta a casa di Bartolo sotto un nuovo travestimento: ora dice di essere Don Alonso, scolaro di Don Basilio che, essendo malato, si fa sostituire per la lezione di musica. (Arrivo di Don Alonso 1.34.00 del Video)

Bartolo diffida, ma il conte riesce a convincerlo dandogli la lettera di Rosina e dicendo che la si potrebbe usare per calunniare il conte Almaviva.

Durante la lezione arriva Figaro, che insiste per radere immediatamente Bartolo e che riesce a sottrargli la chiave del balcone.

Quando arriva Basilio per la vera lezione di piano, Figaro e Almaviva riescono a liberarsene, ma mentre Almaviva cerca di spiegare la situazione a Rosina viene sorpreso da Bartolo che lo scaccia in malo modo (Arrivo di Don Basilio 1.50.24 del Video).

Grazie alla lettera Bartolo riesce a convincere Rosina che Lindoro è in realtà un emissario inviato dal conte Almaviva per ingannarla e Rosina per dispetto accetta di sposare il tutore che subito va a chiamare il notaio .

Scoppia un temporale e Figaro introduce in casa il conte, che si Presenta come Conte Almaviva e chiarisce con Rosina che la vuole sposare (da 2.04.45 a finale II Atto del Video).

I tre si preparano a fuggire dal balcone e quando Basilio arriva col notaio scoprono che la scala sotto il balcone è scomparsa rendendo impossibile la fuga preparata da Figaro ed il Conte.

La scala è stata tolta da Bartolo che, accortosi di quanto stava per succedere, è corso a chiamare l’alcalde (il magistrato).

Il fantasioso Figaro convince il notaio che il matrimonio per il quale è stato chiamato è quello di Rosina con Almaviva e quando arriva Bartolo il matrimonio è già stato sottoscritto.

Quando Almaviva dice al tutore di Rosina di rinunciare alla dote di Rosina il dottor Bartolo è felice anche lui e benedice gli sposi.

APPROFONDIMENTO

 “CALUNNIA” SIGNIFICATO: Accusa consapevolmente falsa contro qualcuno per infamarlo o comunque recargli danno.

Aria della CALUNNIA (Don Basilio)

La calunnia è un venticello

un’auretta assai gentile

che insensibile sottile

leggermente dolcemente

incomincia a sussurrar.

Piano piano terra terra,

sotto voce, sibilando

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente,

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo:

prende forza a poco a poco,

scorre già di loco in loco,

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta,

va fischiando, brontolando,

e ti fa d’orror gelar.

Alla fin trabocca, e scoppia,

si propaga si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale

che fa l’aria rimbombar.

E il meschino calunniato

avvilito, calpestato

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar.

E’ senza dubbio una delle arie più famose (Atto I) dell’opera lirica Il Barbiere di Siviglia del 1816 di Gioacchino Rossini (musica) e di Cesare Sterbini (testo e libretto). E’ l’episodio in cui Don Basilio, losco maestro di musica di Rosina (protagonista femminile dell’opera e innamorata del Conte d’Almaviva), suggerisce a Don Bartolo (tutore innamorato della stessa Rosina) di screditare e di calunniare il Conte, infamandolo agli occhi dell’opinione pubblica. Il brano “La calunnia è un venticello…” è assolutamente attuale ed evidenzia molto bene ciò che avviene (si spera solo a volte) nella quotidianità di tutti noi: politica, lavoro, rapporti sociali, etc.

Ho scelto di parlare del male della calunnia (un’accusa falsa e ingiusta, difficilmente sottoposta al vaglio della ragione e del buon senso) chiamando in causa Rossini in quanto il suo famoso crescendo musicale è lo strumento migliore per evidenziare l’evoluzione e il maligno dinamismo della calunnia. Essa nasce come una leggera brezza, un’arietta che sembra quasi un sussurro; diventa poi un ronzio che inesorabilmente e subdolamente penetra nelle orecchie della pubblica opinione e inizia a radicarsi nelle menti delle persone o addirittura di un’intera comunità. Successivamente la calunnia si muta in una sorta di pioggia torrenziale, anzi, in una tempesta con tanto di tuoni e fulmini che crea nell’animo della gente, scombussolandolo, spavento e terrore. L’ultima fase, la più grave, di questo cammino tumultuoso (iniziato quasi con la leggerezza di un gioco, di uno scherzo) si concretizza in un’esplosione, in qualcosa di terribilmente fragoroso e cinicamente moltiplicativo, tanto da portare sia la musica (la fase finale del crescendo) che la parola (testo veloce e ritmico) a servirsi di suoni potenti, forti, rimbombanti che impauriscono addirittura Don Bartolo, immobile ad ascoltare: “colpo di cannone” e giù, col tamburo; “tremuoto”, “temporale”,“tumulto” ed ecco che i violini impazziscono in un ritmo frenetico e inesorabile. Il tutto termina con l’immagine del calunniato isolato, umiliato, deriso e destinato, prima o poi e il più delle volte a morire lentamente di crepacuore per l’ingiustizia ed il male subiti. Davvero illuminante.

ASCOLTIAMO DUE VERSIONI DI QUESTA ARIA REALIZZATE IN EPOCA CONTEMPORANEA:

“LA CALUNNIA” di ELIO E LE STORIE TESE

“LA CALUNNIA” di  BENNATO

KARAOKE PER CANTARE

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