1-GIUSEPPE VERDI

GIUSEPPE VERDI  (Video intero sulla vita e le opere)

Giuseppe Verdi nasce nel 1813 a Roncole, piccola frazione del paese di Busseto, nel Ducato di Parma governato dagli Austriaci. La sua famiglia è di umili origini: il padre oste e la madre filatrice. In questa terra dove la musica era ed è tutt’oggi una delle passioni più antiche e sentite, il giovane Verdi manifesta un precoce talento musicale, dimostrando già da bambino quel carattere fiero, suscettibile e impulsivo, che lo contraddistinguerà per tutta la vita. A Busseto incontra Barezzi, un ricco commerciante del paese; questi appassionato intenditore di musica, si accorge della straordinaria predisposizione musicale del ragazzo, sostiene le spese per fargli dare lezioni dal maestro Ferdinando Provesi (organista di Busseto) e lo ospita in casa sua.

Dal 1829 al 1832 Verdi è maestro sostituto di Provesi in tutti gli incarichi da lui ricoperti a Busseto. Ma in realtà ha ben altre ambizioni.

All’età di diciotto anni Verdi, su suggerimento di Barezzi, si reca a Milano per sostenere l’esame di ammissione al Conservatorio, dove viene clamorosamente respinto. La bocciatura al Conservatorio passa alla storia, anche se, a parziale scusante degli esaminatori, Verdi viene giudicato come pianista e non come compositore. Barezzi lo sostiene ancora, garantendogli un sussidio per rimanere a Milano  e pagarsi le lezioni. Nel 1836 il musicista, terminati gli studi, vince un concorso come maestro di musica a Busseto. Qui sposa Margherita, figlia di Barezzi, da cui ha due figli. La vita a Busseto trascorre serena, ma il suo sogno è quello di conquistare con la musica il grande palcoscenico della Scala. Così con la famiglia si trasferisce a Milano. Sono gli anni più duri della sua vita, segnati dalla morte dei due bimbi e della moglie,e dal successo che stenta a venire.

Video VERDI -Dall’infanzia ai difficili esordi milanesi

La prima opera rappresentata alla Scala è “Oberto, conte di San Bonifacio” che riporta un discreto successo. Il melodramma successivo  “Un giorno di regno” è invece un clamoroso fiasco. Bisogna aspettare l’opera successiva per il grande successo. L’opera che cambia il destino di Verdi è il “Nabucco” di cui ricordiamo il celebre coro                      Va’ pensiero (parafrasi- Va’ pensiero). Fra gli interpreti dell’opera vi è la celebre cantante Giuseppina Strepponi, a cui Verdi, anni dopo, si legherà sentimentalmente. Giuseppina avrà un ruolo molto importante nell’affermazione del musicista, appoggiandolo con affetto nella sua professione.

Video – VERDI-Dall’ingresso alla Scala al successo del Nabucco

Dopo il Nabucco le opere di Verdi si succedono con grande frequenza e il compositore conquista progressivamente il gradimento del pubblico italiano. Nel salotto milanese della contessa Maffei conosce letterati, intellettuali e patrioti che vogliono liberare l’Italia dalla dominazione straniera e fare di un Paese diviso in tanti Stati un’unica nazione. Le aspirazioni di libertà e di indipendenza lo coinvolgono: Verdi non si impegna direttamente nella causa risorgimentale, ma affida gli ideali patriottici alle sue opere, scegliendo i soggetti e controllando i testi dei libretti. I cori dei suoi melodrammi si trasformano in veri e propri inni per la riscossa del popolo italiano. L’11 febbraio 1843 il compositore presenta alla Scala “I lombardi alla prima crociata”, che ricalca lo schema dell’opera precedente (Nabucco), questa volta in modo ancora più palese, trasformando i crociati che liberarono la Terra Santa nella gente lombarda. Grande è l’attesa del pubblico e il successo trionfale: Giuseppe Verdi diventa il musicista simbolo del Risorgimento italiano. La sua musica, è stato detto, ha rappresentato la “colonna sonora” del Risorgimento, .

Nel 1844 viene messa in scena al Teatro La Fenice di Venezia l’opera “Ernani”, dramma d’amore tratto da un romanzo di Victor Hugo, espressione della ribellione romantica e pervaso da spirito patriottico. Nel 1847, durante un viaggio a Londra, incontra Giuseppe Mazzini con cui condivide le idee repubblicane e nello stesso anno rappresenta il “Macbeth” tratto da una tragedia di William Shakespeare, per cui Verdi nutre grande ammirazione. Nel 1848 moti rivoluzionare scoppiano in tutta Europa. A Milano nel corso delle Cinque giornate i patrioti si scontrano con gli Austriaci. Ma la rivoluzione fallisce e gli Austriaci in poco tempo riprendono Milano. Nel 1849 Verdi scrive “La battaglia di Legnano”, anch’essa ricca di allusioni alla causa patriottica (rievoca la battaglia dei Comuni dell’Italia settentrionale, nel XII secolo, contro l’imperatore Federico Barbarossa).

UN MUSICISTA POPOLARE

La scomparsa prima di Bellini e poi di Donizetti lasciano definitivamente campo libero a Verdi che, ormai celebre e popolare, si afferma come maggiore compositore del melodramma italiano. La sua musica è semplice, ma ricca di energia e di passione. Le sue arie più famose vengono cantate per strada dalla gente, riproposte dagli organetti e dalle bande musicali, come oggi fa la radio con le canzoni di successo.

Grazie alla fama conseguita, può ora scrivere con maggior calma, anche grazie al rapporto commerciale con l’editore Ricordi, che gli garantisce un compenso come diritto d’autore per la pubblicazione delle sue opere, in Italia e nelle grandi città europee.

Dal 1851 al 1853 Verdi compone la famosa “trilogia popolare”, costituita da RigolettoIl trovatore e La traviata (Video) tre delle sue opere più amate. In questi melodrammi, fra i massimi capolavori dell’opera italiana, i protagonisti, travolti da grandi passioni, esprimono tutta la loro umanità. Verdi compone le sue opere usando poco il pianoforte e come i grandi musicisti, è solito scrivere direttamente sullo spartito, perché ha ben chiaro l’effetto sonoro delle note. La sua musica potente e drammatica suscita forti emozioni. Sceglie con cura i cantanti, che sono fondamentali per il successo dei melodrammi. Per quanto riguarda i testi Verdi chiede ai poeti, autori dei libretti, situazioni intense ed emozionanti, velocità d’azione e brevità, interviene poi direttamente sui testi, per modificarli affinché si adattino meglio alla musica che ha in mente.

Video – Verdi-Dopo il Nabucco dai Lombardi a Rigoletto

UNA MUSICA SPETTACOLARE

Nel 1852 Verdi, già molto popolare in Francia, parte per Parigi che diventa fino al 1870 il centro della sua attività teatrale. Qui scrive “I vespri siciliani”, poi rappresentati nel 1855; con quest’opera si accosta al genere operistico del grand-opéra (melodramma in cui le vicende storiche sono rappresentate in modo spettacolare, con diversi personaggi protagonisti, grandiose scenografie, scene corali di massa e presenza di parti danzate), molto amato dai parigini per le grandi scene spettacolari di argomento storico. Dopo il successo riportato all’Opéra di Parigi, considerato allora il teatro più importante del mondo, verdi compone nel 1859 uno dei suoi massimi capolavori, “Un ballo in maschera”, per il teatro San Carlo di Napoli, poi rappresentato a Roma, dove ottiene un successo senza precedenti.

Quando nel 1859 il re di Sardegna Vittorio Emanuele II decide di esaudire la richiesta dei patrioti di intervenire contro l’Austria per liberare il Lombardo-Veneto, si diffonde rapidamente, nei teatri e sui muri delle case, lo slogan “Viva V.E.R.D.I.!”: nel linguaggio “cifrato” dei patrioti significa “Viva Vittorio Emanuele Re DItalia”, ma contribuisce anche ad aumentare la popolarità del musicista. Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, Verdi viene eletto deputato come rappresentante della sua regione. Ma il mondo della politica non fa per lui e così ben presto, preso dal suo lavoro di musicista, dà le dimissioni.

Video – Verdi-Verso l’unità d’Italia

La sua opera successiva, “La forza del destino”, gli viene commissionata dal teatro Imperiale di Pietroburgo nella lontana Russia, dove si reca per la rappresentazione dell’opera, che ha luogo nel 1862.

A Parigi Verdi scrive un altro dei suoi capolavori, il “Don Carlos”, rappresentato nel 1867, un grand-opéra su libretto francese tratto da un dramma di Schiller, sul senso amaro dell’inutilità e vanità della vita.

Le opere di Verdi d questo periodo presentano una sintesi fra il melodramma italiano, caratterizzato da vicende drammatiche e sentimentali e il melodramma francese, imponente e spettacolare: le dimensioni delle opere si allargano fino ad arrivare a cinque lunghi atti, spesso vengono inserite delle parti danzate e grandi momenti collettivi si alternano a vicende personali. Nonostante la lunghezza, le numerose vicende che si intersecano e il numero rilevante dei personaggi principali, queste opere sono ricche di sorprese e colpi di scena: duelli, ferimenti, morti, vendette, congiure lasciano senza fiato gli spettatori. I personaggi sono più complessi e descritti minuziosamente nella loro psicologia.

L’orchestra acquista molta rilevanza e presenta un uso più vario dei timbri degli strumenti. Con l’opera successiva “Aida” Verdi chiude il suo periodo di vicinanza al grand-opéra, e ottiene un nuovo trionfo, toccando il culmine della sua carriera.

Video – VERDI- L’Aida

VERDI E LA MUSICA SACRA

Verdi è ormai il musicista più popolare ed eseguito nei teatri europei. Nel 1887 scrive “Otello”, tratto da una tragedia i Shakespeare, che ha, come sempre, grande successo. Dopo quest’opera Verdi decide di dare l’addio alle scene, ma nel 1893 l’editore Ricordi lo convince a comporre il suo ultimo capolavoro, Falstaff, la sua unica opera buffa. In questi due melodrammi Verdi impiega una tecnica musicale più ricca e complessa, attenuando le separazioni fra i vari momenti del melodramma (le arie e i recitativi) e rappresentando i personaggi in modo sempre più approfondito e verosimile.

Ormai uomo molto ricco, riceve riconoscimenti, onorificenze e attestati di stima e di affetto da parte del pubblico. Negli ultimi anni della sua via si dedica alla musica sacra. Il suo capolavoro assoluto in questo genere è la “Messa da Requiem”, che compone nel 1874 per onorare la morte di Alessandro Manzoni, una delle grandi figure del Risorgimento letterario, per il quale nutre grande stima e amicizia (Ascolta “Dies ire”). Questa composizione evoca uno dei temi più drammatici che Verdi ha affrontato molte volte nei suoi melodrammi: il destino dell’uomo e la morte. L’ultima creazione di Verdi è la costruzione di una Casa di riposo per i musicisti meno fortunati di lui. La Casa, che prende il suo nome, esiste tuttora a Milano ed è sopravvissuta grazie ai proventi dei diritti d’autore per la rappresentazione delle opere verdiane. Verdi trascorre gli ultimi anni in solitudine a Sant’Agata: i vecchi amici si spengono uno dopo l’altro e così anche Giuseppina, che muore nel 1897. Il musicista si spegne in un albergo milanese, assistito dai suoi familiari, il 27 gennaio del 1901. A testimonianza del grande affetto di cui gode, i Milanesi, per non disturbare gli ultimi suoi giorni di vita, cospargono di paglia la strada che costeggia l’albergo per attutire il rumore delle carrozze e dei cavalli. Verdi aveva dato disposizione per una cerimonia funebre semplice e senza corteo, ma una folla immensa accorre ugualmente al passaggio del feretro per tributare al grande musicista l’ultimo saluto.

Video – VERDI-Gli ultimi anni

GIUSEPPE VERDI

CANTO “VA’PENSIERO”  –  KARAOKE

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